Brevettare un’App, in un’epoca in cui le stesse sono sempre più diffuse, è un passaggio fondamentale per chi, come gli sviluppatori o ideatori, intende proteggere la propria idea innovativa.

​Brevettare un’App

Innanzitutto è bene comprendere che cosa è un’App o, meglio ancora,  il concetto di App.

Essa è composta da tre elementi principali che devono coesistere tra loro:

  1.  l’idea che è alla base dell’app;
  2. il software (inteso come codice sorgente) che consente a quell’idea di essere proposta agli utilizzatori finali;
  3. l’interfaccia grafica con cui l’app si presenta all’utilizzatore.

E’ possibile tutelare e proteggere un’app con una domanda di brevetto solo nel momento in cui l’idea alla base dell’app è nuova ed abbia un effetto tecnico inatteso ovvero una soluzione ad un problema tecnico esistente.

Se la app è nuova e dovesse risultare in grado di risolvere un problema tecnico sarà possibile procedere alla stesura ed al deposito di una domanda di brevetto.

La tutela mediante un brevetto di invenzione rappresenterebbe la forma di tutela più ampia in quanto sarebbe svincolata dallo specifico software utilizzato così come dalla specifica interfaccia grafica.

Quindi, qualora ricorrano questi presupposti sarà possibile brevettare un’app  per i sistemi Android,  Apple e Winodws.

L’App deve risolvere un problema tecnico

Cosa vuol dire che la app deve risolvere un problema tecnico?

I casi sono praticamente due:

  1. Se l’ app avesse lo scopo di migliorare le performance di un computer mobile o fisso ovvero di un dispositivo smartphone con sistemi operativi android, apple, piuttosto che windows, o ancora consentisse di interagire con il mondo esterno per produrre effetti tangibili in maniera non banale, allora in quel caso l’ invenzione trasfusa in quell’app potrebbe essere tutelata con una domanda di brevetto;
  2. Se, al contrario, l’app non avesse tale scopo, ma semplicemente di elaborare dei calcoli, in questo caso, non producendo alcuna risoluzione ad un problema tecnico né tantomeno un effetto tecnico, l’app non sarebbe brevettabile.

Ricerca di anteriorità prima di brevettare un’App

Un passaggio fondamentale, prima di procedere con la domanda di brevetto è la ricerca di anteriorità su tutte le app già brevettate per verificare che l’idea non sia già stata brevettata da qualcun altro. Un altro requisito è, infatti, l’originalità del progetto. Se ne esiste già il brevetto, non è possibile non solo tutelare l’app, ma sfruttarla e commercializzarla.

Solo dopo questa verifica, se avrà esito favorevole, si potrà proseguire con la procedura di deposito del brevetto della applicazione.

L’accesso completo ai dati sui marchi e sui brevetti non è possibile per tutti, soprattutto non gratuitamente. Proprio per questo motivo è consigliabile affidarsi a uno studio specializzato in marchi e brevetti evitando così soluzioni fai da te.

Chi può brevettare un’App?

In generale possono brevettare un’App le persone fisiche o giuridiche.

Solitamente accade che l’inventore dell’App è anche il titolare del futuro brevetto.

​Come funziona il brevetto?

Il brevetto è il titolo che consente a chi ha realizzato l’invenzione, di commercializzarla in esclusiva, impedendo ad altri di realizzare lo stesso prodotto.

Può avere poi valenza territoriale diversa a seconda di dove si vorrebbe commercializzare il prodotto inventato: esiste il brevetto italiano, a livello europeo e a livello internazionale.

brevetti hanno una durata specifica e non possono essere rinnovati alla scadenza; il brevetto per invenzione ha durata di 20 anni (dalla data di registrazione) mentre quello per modello di utilità, dura 10 anni.

Inoltre con il brevetto l’inventore ha l’esclusività sulla realizzazione e vendita del prodotto, quindi il brevetto impedisce ad altri di produrre, vendere, importare o aiutare terzi a copiare il prodotto brevettato.

Il brevetto offre al titolare i diritti di sfruttamento patrimoniale sull’invenzione, che possono essere ceduti a terzi, e il diritto morale di essere considerato l’inventore del prodotto, che è invece incedibile.

​Documenti necessari per brevettare un’App

Per brevettare un’App, è necessario consegnare una documentazione tecnica per via cartacea presso la Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura, o per via telematica all’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM)

Non è necessario presentare un prototipo dell’invenzione da brevettare, perché può anche non esistere al momento.

I documenti da presentare si dividono in descrizione, disegni e riassunto. La documentazione deve descrivere esattamente l’innovazione del prodotto attraverso testi e disegni; è importante specificare ciò che rende realmente innovativo il prodotto e il campo di applicazione.

Il riassunto deve specificare brevemente la motivazione per la quale l’oggetto è da considerarsi innovativo, descrivendo la situazione della tecnica presente al momento della richiesta di brevetto in modo da far comprendere meglio la capacità innovativa del prodotto. È poi necessario specificare le caratteristiche dell’invenzione per le quali si fa domanda, elencando le cosiddette rivendicazioni.

​Altri rimedi per tutelare l’App: il diritto d’autore

Cosa succede se la App non risolve nessun problema tecnico?

Se l’App non risolve alcun problema tecnico ed è pertanto da considerarsi solo come software (codice sorgente); quest’ultimo potrà essere protetto facendo riferimento alla legge sul diritto d’autore.

La legge sul diritto d’autore protegge le opere letterarie e di ingegno ivi compresi i software che vengono considerati come creazioni di natura intellettuale.

I diritti d’autore sulle app nascono dal momento della loro creazione e durano per l’intera vita del suo titolare e fino a 70 anni dalla sua morte.

I principali due diritti nascenti dall’app nell’ambito del diritto d’autore sono due:

  1. Il diritto morale (inalienabile) a vedersi riconosciuto autore di quell’App;
  2. Il diritto patrimoniale di poter sfruttare economicamente l’app.

Lo sfruttamento ovvero la messa in produzione e la relativa commercializzazione dell’app potranno essere messe in opera direttamente dal suo titolare oppure quest’ultimo potrà consentire a terzi di utilizzare economicamente la propria App solitamente dietro il corrispettivo di somme di denaro.

Il diritto d’autore per una applicazione si ottiene depositando presso la SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori) il codice sorgente dell’App per ottenere così protezione per lo specifico codice di programmazione utilizzato.

È una tutela meno forte del brevetto, perché protegge principalmente solo il codice del programma, ma è comunque una buona tutela, facilmente richiamabile in giudizio nel caso in cui sia copiato tutto o una parte del programma.

​Quale è la tutela migliore?

Se l’applicazione soddisfa i requisiti richiesti,la soluzione migliore sarebbe il brevetto perché protegge l’app nella sua interezza a prescindere dal codice e dall’interfaccia utente. Ciò significa che non occorre depositare il brevetto per ogni singola versione dell’app, mentre la tutela del diritto d’autore lo richiede.

Ricorrendo alla SIAE, è necessario infatti depositare tutti i codici sorgente generati, cioè quello per Android, quello per iOS, quello per Windows e così via. Con il brevetto, un solo deposito protegge tutte le versioni dell’applicazione.

Tuttavia le due tutele possono coesistere.

Infatti è possibile brevettare un’App per difendere quella che abbiamo definito inizialmente l’idea di base o anche l’idea sottesa all’invenzione e depositare anche il codice sorgente dell’app presso la SIAE.

In ultimo, qualora l’App dovesse presentare un’interfaccia grafica particolarmente innovativa potrebbe essere utile tutelarne le singole schermate mediante una domanda di registrazione per disegno o modello.

Il consiglio, per conoscere quale sia la migliore strategia da seguire, è quello di rivolgersi ad un esperto in proprietà industriale ed intellettuale così sa evitare errori che possano compromettere la tutela della propria App.